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18 settembre 2018

LA LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO “ IN CONTINUITA’ “

Pubblichiamo volentieri questa riflessione del Dottor Marco Passantino, Commercialista, perché non tratta solo di temi tecnici ma affronta aspetti sociali e umani troppo spesso dimenticati. (redazione)di Marco Passantino

Ad una prima lettura l’espressione “liquidazione del patrimonio in continuità” sembrerebbe quasi un controsenso. In effetti, il concetto di “liquidazione” fa pensare a qualcosa che si ferma per sempre, e che non continua.

Eppure, anche se nel testo della Legge 3 non troviamo mai testualmente quest’espressione, vi sono tuttavia una serie di frasi e “indizi” nascosti tra le righe (non li cito per ragioni di spazio) che mi hanno indotto a pensare che quest’idea non fosse poi così bizzarra.

In effetti, la Legge 3 è nata per dare al sovraindebitato (onesto ma sfortunato) la possibilità di cancellare i propri debiti mettendo a disposizione dei creditori, per almeno 4 anni, tutto il suo patrimonio … in parole povere “mettendo sul piatto” tutto ciò che ha.

Mi è stato fatto notare che in Italia ci sono parecchie persone (molte delle quali non più giovani) che non posseggono nulla fuorché:

  • Il proprio cervello
  • La propria capacità ed esperienza professionale
  • Qualche piccolo bene strumentale di modesto valore la cui unica funzione è consentire ai due suddetti elementi di produrre reddito

Non è forse anche questo un “patrimonio” ? Ad avviso di chi scrive, sicuramente sì.

Forse non immediatamente tangibile, ma produttivo di concreti risultati monetari (perché, fino a prova contraria, il lavoro qualificato viene remunerato).

Occupandomi di Legge 3 da quando esiste, mi sono dunque fatto la seguente domanda, che mi è stata peraltro posta spesso anche da tanti miei assistiti: può un artigiano, un piccolo imprenditore, o un libero professionista  – tramite la Legge 3 – proseguire la propria attività, pur in presenza di ingenti debiti ?

Dopo aver fortunatamente portato a buon fine alcune pratiche di questo tipo presso il Tribunale di Brescia , la risposta che mi sento di dare è “sì … se i debiti non sono dovuti a comportamenti imprudenti o azzardati (in altre parole, se il sovraindebitato è stato onesto ma sfortunato).

In certi casi infatti, la Legge 3 può consentire al piccolo imprenditore di “dormire la notte”, e lavorare serenamente di giorno, destinando ai creditori ciò che riesce a pagare con i frutti della propria attività lavorativa, detratte le spese di sostentamento. Il tutto sotto la “protezione” giudiziaria, cioè senza che i creditori possano porre in essere individualmente pignoramenti o azioni di qualunque tipo volte a recuperare il proprio credito.

Il Tribunale di Brescia ha ritenuto di poter validare un piano di liquidazione del patrimonio in cui l’imprenditore individuale o il libero professionista di turno ponessero in vendita i beni strumentali alla propria attività (ed altri eventuali elementi che compongono il loro patrimonio) ma lo facessero alla fine della procedura, continuando cioè a svolgere la propria attività, e destinando parte dell’utile netto mensile ai creditori. Tale approccio peraltro è apparso assolutamente ragionevole, dal momento che  – se togliessimo al sovraindebitato i propri beni strumentali – gli impediremmo di lavorare, dunque di produrre utili a beneficio dei creditori, in tal modo danneggiando sia loro che la procedura.

Parimenti, tale possibilità è stata – giustamente – negata dal Tribunale nel caso di attività sistematicamente in perdita, in quanto – se si consentisse ad un sovraindebitato di proseguire un’attività in perdita durante la procedura – paradossalmente si farebbe il suo male, poiché tale prosecuzione di attività creerebbe nuovi debiti, che non potrebbero essere poi cancellati dal Giudice tramite il provvedimento di esdebitazione, in quanto maturati successivamente all’inizio della procedura.

Ma non solo. Una volta chiusa la procedura, tali debiti potrebbero dar luogo a pignoramenti da parte dei creditori agguerriti, dunque si tornerebbe al problema di partenza.

Certo, non tutti i Tribunali si sono dimostrati d’accordo con questa impostazione. Ad esempio, il Tribunale di Mantova ha recentemente negato la possibilità che un piano di liquidazione del patrimonio fosse fatto solo da quote di reddito da versare mensilmente alla procedura. Dimostrando – in questo – un approccio meno flessibile, ma a mio avviso meno rispondente alle finalità e allo spirito della Legge 3, che è – principalmente – quello di risolvere situazioni di miseria e disperazione.

E’ vero. La Legge 3 non è scritta bene, in quanto troppo generica.

E’ vero. Intorno alla Legge 3 è proliferata la più totale disinformazione, spesso alimentata da “consulenti” spregiudicati che hanno speculato su situazioni disperate.

Ma è altrettanto vero che si tratta di una legge che – se applicata con correttezza, onestà, e competenza – può risolvere situazioni tragiche e avere un’importante funzione sociale.

Usiamola bene.

Usiamola col buon senso.

E soprattutto, usiamola con la buona fede.