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Milano 22 gennaio 2017

Albo Etico d’Impresa del Comune di Milano

Pubblichiamo, affinché ne siate a conoscenza, la proposta che come Associazione continuiamo a fare al Comune già dalla passata Consiliatura.di Redazione

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L’idea
La crisi economica del Paese e della nostra città ha messo in ginocchio migliaia di donne e uomini che svolgevano la loro attività come liberi professionisti e lavoratori autonomi, che costituivano una volta un fertile tessuto sociale portatore di competenze professionali e in grado di sviluppare crescita e occupazione di ritorno.
Non solo chi offriva consulenze e servizi ma anche piccoli imprenditori e artigiani d’eccellenza. Quando le commesse crollano velocemente, o gli incassi ritardano oltre il sopportabile, le spese di conduzione di un’attività continuano a decorrere facendo crollare l’attività. E con essa vanno in sofferenza anche tutti i suoi fornitori, determinando una catena inarrestabile di situazioni di disagio che minano le fondamenta della filiera economica sul territorio bloccandone le possibilità di ripresa.
Spesso per queste persone in grave difficoltà economica, l’accesso al credito diventa impossibile perché vengono definite “non bancabili” impedendo di fatto la ripartenza della loro attività professionale o commerciale. La “non bancabilità” è determinata dall’iscrizione alla Centrale Rischi cui ogni Istituto bancario deve fare riferimento. Oggettivamente però in moltissimi casi questa non è causata da specifica volontà truffaldina del debitore iscritto, bensì da una crisi spaventosa che non ha continuato a garantire al professionista i flussi di lavoro e incasso.
Le banche dal canto loro sono obbligate ad attenersi al trattato BASILEA 2. E qui il gioco finisce facendo perdere sia ai creditori ogni possibilità d’incasso o di recupero del credito per insolvibilità incolpevole sia al debitore insolvente ogni speranza di poter ripartire e di far fronte ai debiti.
La stessa Fondazione Welfare Ambrosiano è limitata nell’erogazione del credito proprio da BASILEA 2 poiché, pur facendosi garante – attraverso il Comune e le altre realtà che ne fanno parte quali la Camera di Commercio e la Camera del Lavoro – del prestito in grandissima parte, deve per forza appoggiarsi a un Istituto di credito che “tecnicamente” mette a disposizione il denaro su un apposito c/c. Così come la Fondazione San Bernardino (il cui sostegno viene garantito al 100% dalla Caritas) o strutture come PerMicro. E qui nuovamente il gioco si chiude.
La proposta
Servono nuovi strumenti e nuove idee. Assodato che il Comune non può e non deve fungere da banca è veramente irrimandabile immaginare nuove possibilità e nuovi scenari. Tra questi proponiamo la costituzione di un “Albo Etico d’Impresa” che raccolga Aziende del territorio (ma non solo) disponibili a sostenere economicamente con donazioni di denaro un fondo etico da mettere a disposizione dei lavoratori autonomi in disagio e rigidamente controllato da un Organo al di sopra delle parti come il Comune o altro Ente, dotato di una Commissione di verifica e accertamento della natura del debito e dei motivi del prestito richiesto. Un Albo che preveda premialità per chi ne fa parte e lo alimenta, premialità che devono essere studiate, proposte e gestite dall’Amministrazione.
Il metodo
Anche in questo caso nuove metodologie di approccio sono essenziali. Difatti la proposta vede il coinvolgimento di ben tre aspetti primari nella gestione politica e tecnica del Comune:
Assessorato Politiche Sociali, perché si tratta di cittadini in forte disagio e a rischio di emarginazione – Assessorato alle Politiche del Lavoro, perché si tratta di questioni specifiche attinenti al lavoro – Assessorato al Bilancio, perché l’Albo Etico prevede premialità verso chi sostiene il Fondo e questi benefici non possono essere solamente di carattere Istituzionale e di comunicazione in genere
Nessun Assessorato ha la possibilità di affrontare da solo tale progetto poiché travalicherebbe le competenze altrui sia in termini politici che a burocratici. E’ quindi evidente la necessità di istituire un tavolo interassessorile o una intercommissione che abbia titolo e capacità di far convergere su un unico progetto le diverse competenze tecniche e burocratiche, oltre a condividere politicamente una scelta.
La procedura
Dev’essere creata una Fondazione pubblica/privata (Comune/Imprese) che gestisca le modalità del credito e della restituzione dello stesso. Immaginiamo quindi che l’Albo Etico esista e che Imprese del territorio aderiscano facendo donazioni più o meno cospicue secondo fasce economiche predeterminate dall’Ente gestore. Immaginiamo anche che tali donazioni, a seconda dell’importanza, diano diritto al donatore all’ottenimento di premialità che si concretano in benefìci materiali come rimodulazione della tassazione locale, riduzione o azzeramento della stessa. O altre modalità da individuare e progettare. E’ certo che per il Comune ciò significa un mancato introito nelle casse del Bilancio, ma è altrettanto vero che il sostegno viene offerto da terzi e non dall’Amministrazione che, in caso dovesse erogare direttamente denari, toglierebbe risorse ad alcuni servizi civici senza considerare il costo del denaro che comunque verrebbe chiesto a Istituti di credito. Ed è altrettanto vero che la scelta lungimirante di aiutare il tessuto economico del terziario a rimettersi in moto produce ripresa e nuovi introiti per l’erario cittadino nel breve e medio periodo.
Le fasi
Per dare opportunità vere a questa idea è necessario e imprescindibile che la proposta veda il coinvolgimento ideale anche di altre realtà del territorio con il Comune capofila del progetto. Realtà che a nostro avviso devono , ad esempio, essere:
– Confindustria
– Camera di Commercio
– Confcommercio
– Confartigianato
– Ordini Professionali
e tutte le declinazioni che queste categorie rappresentative possono includere. E’ quindi certamente prima di tutto un progetto politico trasversale che mira al coinvolgimento e alla responsabilizzazione dei soggetti che possono e devono essere coinvolti, ma non le banche se non come donatori e mai come gestori del credito. Si ritornebbe altrimenti ai condizionamenti di poco prima con BASILEA 2.
I livelli di adesione
Possiamo immaginare diversi livelli di adesione all’Albo Etico
– donazioni in denaro più o meno importanti
– donazioni in attrezzature e tecnologìe 1)
– donazioni di immobili o comodato o ristrutturazioni 2)
– contratti di consulenza, di distribuzione, di fornitura 3)
1) riguarda professionisti e artigiani che hanno attrezzature obsolete o addirittura le hanno perse, l’aggiornamento di software
2) riguarda la possibilità di aprire nuovi spazi di proprietà privata per il lavoro (molti professionisti e artigiani non hanno più luogo dove poter ripartire con il lavoro a causa di sfratti per morosità incolpevoli) che possono essere donati o dati in comodato o ancora eseguire le ristrutturazioni di spazi in capo al Comune che spesso si trovano situazioni di degrado e di interventi per la messa a norma davvero importanti.
3) Riguarda aziende che garantiscano nell’arco di un periodo non breve (almeno 1 anno) contratti di collaborazione.