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Milano 31 dicembre 2016

Inizia per noi un nuovo anno.

Articoloquattro prosegue nella proposta di iniziative per soluzioni fattibili, anche se nuove, per quelle donne e uomini che il lavoro lo hanno perso.di Giulio Trevisani

Tra poche ore si chiude questo 2016 che ha dato segni di confusione e di speranze disattese.

Un anno che ha visto la chiusura di una Consiliatura – quella guidata da Giuliano Pisapia – e l’inizio di quella nuova guidata da Beppe Sala.

Nel 2013, quando nacque l’Associazione Articoloquattro, le aspettative che ci ponemmo erano alte, solidali e sostenibili. In questi anni abbiamo lanciato e svolto il progetto “AscoltaMI – story sharing Milano” in quasi tutti i Consigli di Zona della Città che oggi sono Municipi. Abbiamo ottenuto il patrocinio dagli stessi quasi sempre all’unanimità o a larghissima maggioranza. Abbiamo incontrato donne e uomini che si rivolgevano a noi per raccontarci la loro storia, il loro disagio, a volte anche la disperazione provocata dalla mancanza di lavoro a una età non più giovane e con molte, tante, troppe responsabilità sulle spalle.

Molte altre iniziative come REWORK 3.0, il Protocollo d’intesa con il Servizio Formazione e Lavoro del Comune, il Protocollo di Collaborazione con AFOL Metropolitana si sono succedute in questi anni.

Già dalla nostra nascita proponemmo all’amministrazione comunale, e nello specifico all’Assessorato Politiche del Lavoro guidato allora da Cristina Tajani – come oggi del resto – l’applicazione di un’idea che chiamavamo “contratto sostenibile” ispirandoci al “contratto sociale” di J. J. Rousseau.

Senza inventare nulla o quasi, ma declinando un’antica idea di altri sui temi della contemporaneità che tutti noi viviamo. Si parlava sostanzialmente di facilitazioni fiscali sulla tassazione locale per quelle imprese piccole e medie che avessero offerto contratti collaborazione e/o consulenza – ma anche fornitura di prodotti e servizi – a quelle persone in difficoltà e fatica per la mancanza del lavoro. Dopo sei mesi un funzionario di questo Assessorato ci disse che “così non si poteva fare”. Chiedemmo come si potesse affrontare modificandone delle parti. La risposta fu: “Non si può fare. Buongiorno”. Oggi fortunatamente la rieletta Cristina Tajani a luglio ha pubblicato sui giornali il nuovo approccio del Comune facilitando, dove e come possibile nella tassazione locale, le piccole e medie attività che – per poter continuare o iniziare – ne facciano richiesta.

Evviva! Plaudiamo a questa scelta.

Ma un tema è stato completamente dimenticato: quello di chi – non per colpa sua o volontà truffaldina – è diventato non bancabile e quindi non può in nessun modo accedere al credito bancario o finanziario, credito che gli potrebbe permettere di ripartire, lavorare, ripagare il debito pregresso cresciuto negli anni (stendiamo per adesso un velo su come  banche e finanziarie gestiscono la sofferenza dei cittadini!) e metterlo nelle condizioni di non pesare più sulle casse comunali del Welfare nel sostegno e nell’aiuto quando questo arriva.

Noi già da un anno abbiamo proposto quel che abbiamo voluto chiamare “Albo Etico d’Impresa del Comune di Milano” e che, attraverso precise regole e modalità da costruire con l’Amministrazione di Milano, potrebbe offrire a molte donne e uomini di questa Città – ma in futuro anche nel Paese – l’opportunità di avere finanziamenti (da restituire nel tempo!) senza dover accedere a istituti di credito o finanziarie che fanno riferimento a Centrali nelle quali ci si trova bollati e marchiati come non bancabili.

Ora ci auguriamo, ma questa volta davvero, che il Comune ci ascolti e che, insieme, si lavori alla costruzione reale e vera di questa proposta.