Archivio →
Milano 20 luglio 2014

Mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini impegnati possa cambiare il mondo.

In effetti è così che è sempre andata. (Margaret Mead)di Luca Belloni

Da tempo ero convinto dell’utilità di un network di conoscenze per affrontare la crisi e creare un nuovo modo di lavorare. Scoprire che stava nascendo l’idea ancora embrionale di una rete di professionisti che volevano cooperare in forma solidale mi aveva incuriosito. Incontrare Duccio e Giulio al di fuori del progetto di Articolo 4 e confrontarsi con il loro entusiasmo mi ha convinto subito a provarci. La prima assemblea dei reworker è inizialmente rappresentabile come un curioso gruppo di personaggi eterogenei che non si erano mai visti prima, che hanno passato qualche minuto a scrutarsi ma che, in breve tempo, hanno capito che c’era un sentire comune e hanno cominciato ad elaborare un disegno sull’embrione dell’idea. Già durante quel primo incontro si è avvertito lo sforzo di voler creare un nuovo modo di lavorare dando vita ad un network di lavoro indipendente, solidale, democratico , autogestito e replicabile sul territorio. In breve tempo si sono aggiunti altri, ci siamo strutturati in gruppi tematici per tipologia di professione ed abbiamo cominciato a coordinarci e darci un’agenda, determinati a raggiungere gli obiettivi prefissati. Così è diventato accettabile quel volontariato attivo che è stato necessario nel periodo di start up, eliminando gli impegni verso terzi per reperire a costo zero le risorse necessarie a coprire i costi relativi a questa fase. I professionisti, ma soprattutto le persone, che non si conoscevano, hanno letteralmente fatto a gara per conferire le proprie competenze, utili a sviluppare i materiali e gli strumenti di comunicazione per far conoscere il progetto, hanno condiviso la struttura di Rework 3.0, hanno partecipato ai gruppi di lavoro, hanno aperto un confronto con la pubblica amministrazione , hanno iniziato a confrontarsi con altre realtà territoriali diverse da Milano e con altre realtà che stanno immaginando risposte alla crisi del lavoro autonomo. Quanti passi da gigante in così pochi mesi. Certo lo hanno fatto con difficoltà e confronti anche molto accesi (signori, aspetto qualche candidatura di figure amministrative desiderose di darmi una mano; mica è facile tenere a bada un gruppo scatenato di creativi…), anticipando cosa poteva succedere in un esperimento mai provato, ma ci siamo riusciti e spesso con un sorriso. Abbiamo davanti una creatura ancora tanto debole e ancora da coccolare, ma è una “cosa” che ha grandi potenzialità, che si svilupperanno con la la fiducia reciproca e il rispetto dell’altro come collante del gruppo. Dai, scriveteci, venite a incontrarci. La porta è aperta.