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Milano 14 luglio 2014

Questa storia potrebbe essere anche “la tua storia”…

Vergognarsi non porta a nulla! Aiutarsi ed aiutare... sì!di anonimo

Mi trovo omai da oltre due anni in una situazione professionale ed economica che, considerata la mia età, ha pochissime possibilità di sbocco. Due anni senza lavoro sopravvivendo grazie alla “carità” di altri come una anziana madre pensionata e una compagna che divide con me il poco che ha. Due anni di energie che si sbriciolano, che evaporano lentamente e perché ormai evanescenti impossibili da afferrare e conservare.

Due anni di crescente mortificazione e perdita di sicurezza nelle mie capacità professionali. Due anni alla ricerca di un lavoro, di curriculum spediti, di registrazioni su portali “sedicenti” utili alla ricerca di lavoro o al ricollocamento degli over quaranta. Io tra poco sarò un over sessanta… Due anni durante i quali la dignità, bene unico e prezioso per ogni essere umano oltre alla salute, lentamente ti abbandona. Ho fatto esperienze professionali diverse tra loro nella mia vita, negli ultimi quarant’anni, ma con un comune denominatore: la libera professione o come si usa dire “free lance”. Nel momento della palese contrazione del mercato produttivo appunto tre anni fa, i contatti e i contratti possibili, le opportunità e le occasioni si sono rarefatte sempre più conducendomi irreversibilmente a uno stato di indigenza.

Ma è proprio la dignità (e in parte anche l’orgoglio) che mi ha impedito o frenato dal rendere pubblica la mia situazione di difficoltà economica sempre maggiore chiedendo aiuto ad amici e conoscenti affinché si potesse rimettere in moto un circolo virtuoso di relazioni tali da poter creare nuove occasioni di lavoro.

E come me e nelle mie condizioni oggi siamo tanti, ma davvero tanti!

Si sa che esistiamo ma non si sa come intercettarci perché sappiamo fingere bene grazie a quella “dignità” che non vogliamo perdere. Una situazione di grave crisi economica non ci permette di ammettere pubblicamente il nostro stato, poiché tutti noi abbiamo timore di venire “esclusi” da relazioni sociali che oggi ancora abbiamo e che temiamo di perdere.